Raise Brewing

Cara Birra, o meglio, care Birre!

Sono stati mesi strani, contorti e difficili. Lo sono stati per tutti e a tutti hanno insegnato moltissimo.
Se c’è una cosa che mettiamo in pratica continuamente da colleghi e amici è la sincerità. Ci si corregge, magari con i modi sbagliati (qualche vaffa parte lo ammettiamo, ma siamo umani) ma lo facciamo a fin di bene e questo lo sappiamo. È proprio con questa sincerità che vogliamo raccontarvi un po’ di noi con questo blog agli inizi.

Già da Marzo stavamo per intraprendere questa avventura, proprio la settimana prima del lockdown, non a caso il marchio vede come data di fondazione 02/03/2020. Il turbinio di sentimenti che ci ha colpiti in quel momento si può descrivere oggi in due parole tra loro contrastanti: frustrazione e sollievo.
La frustrazione che deriva dal rimandare un evento per noi importante, cruciale, come quando ti rimangono quelle parole sulla punta della lingua e passato l’istante, in cui avresti voluto dirle, non ci dormi la notte.
Sollievo perché nonostante tutto questo, aver avuto le nostre birre pronte e confezionate ma senza amati pub aperti avrebbe significato un disastro epocale.
A proposito di ciò vogliamo simbolicamente abbracciare tutto il mondo della birra artigianale italiana: i birrifici, le beer firm, i distributori e i locali che hanno vissuto o stanno vivendo momenti di incertezza a causa della pandemia.

Ma torniamo ad ora, al presente!
Beh che dire… Ci siamo! Per cominciare abbiamo letteralmente affidato i nostri intenti a due birrifici spettacolari, con il quale abbiamo instaurato un rapporto di fiducia e di confronto per realizzare le nostre prime tre ricette: Wawa, 5 o’clock e Big One. Delle birre parleremo specificatamente più avanti ma possiamo dirvi che sono state rispettate al 99.9% le direttive studiate dal nostro birraio e di questo ringraziamo sinceramente il Birrificio Manerba e il Birrificio Porta Bruciata per le competenze e la sincerità (già, una volta di più) dimostrateci! Sembrano banalità ma possiamo assicurarvi che non è così!
Occorre che scatti una certa sinergia tra le parti e per far questo occorrono menti e cuori aperti. Fare birra in un impianto professionale non è produrre 20 litri nell’impiantino casalingo (cosa che dagli inizi anche il nostro Damiano faceva): ci sono efficienze, rese, volumi, quantità ben diverse, motivo per cui chi offre la possibilità di collaborare con una beer firm come noi deve esser chiaro sulle pratiche standard dalla macinazione dei cereali al confezionamento, onde evitare sorprese a chi crea la ricetta e a chi la realizza.
Nelle fasi iniziali del processo produttivo noi comunque cerchiamo sempre di essere presenti perché ci sembra, pur non prendendone parte nel senso pratico, di cullare ulteriormente questo piccolo grande sogno così facendo.

Ogni ammostamento, ogni filtrazione e ogni selezione di luppolo (rigorosamente prima
della bollitura per valutare la carica aromatica) segnano piccoli passi di attenzione verso il prodotto finale.

È così che ci piace lavorare. Amiamo volare dentro quei tini di ammostamento ed annusare il grist scelto mentre viene modificato dagli enzimi attivati creando il mosto, piantare il naso nei sacchi di luppolo per cercare di individuare quale interazione si potrebbe avere in bollitura, vedere i birrai di turno misurare il pH nelle varie fasi, il grado saccarometrico, valutare i volumi prima della bollitura e riempirsi gli occhi di queste meravigliose scene.

Mentre scriviamo queste poche righe, i mosti stanno per essere inseriti nei fermentatori dei suddetti birrifici ed inoculati dai lieviti o stanno già fermentando da qualche giorno.
Noi come loro siamo totalmente in fermento per riuscire quanto prima a giungere alle gole assetate di chi ci chiede: “E allora ?! Quanto manca?”, “Ma ste birre allora in che locale le troviamo?”, “Ma potrò ordinare per berle casa?”, e fidatevi che ce n’è da correre!


Per ora vi lasciamo così, care birre, nell’attesa che tra qualche settimana siate pronte a riempire le pinte e i
cuori di chi vi richiederà!
Damiano, Luca, Manuel

P.S. : scusate il romanticismo, siamo fatti anche così!